Risarcimento danno alla persona: senza accertamento strumentale si può

Risarcimento danno alla persona: senza accertamento strumentale si può

La Corte di Cassazione, sez. III Civile, con sentenza 18 settembre 2018 – 18 aprile 2019, n. 10816, ritorna a pronunciarsi in tema di risarcimento danni e sulla non necessità che il risarcimento del danno biologico sia subordinato all’accertamento strumentale della lesione subita.

Come già chiarito dalla Corte “la normativa introdotta nel 2012 (D.L. n. 1 del 2012) ha come obiettivo quello di sollecitare tutti gli operatori del settore (magistrati, avvocati e consulenti tecnici) ad un rigoroso accertamento dell’effettiva esistenza delle patologie di modesta entità, cioè quelle che si individuano per gli esiti permanenti contenuti entro la soglia del 9 per cento”, precisando, però, che il “rigore che il legislatore ha dimostrato di esigere – che, peraltro, deve caratterizzare ogni tipo di accertamento in tale materia – non può essere inteso, però, come pure alcuni hanno sostenuto, nel senso che la prova della lesione debba essere fornita esclusivamente con l’accertamento clinico strumentale”.

Infatti, “l’accertamento medico non può essere imbrigliato con un vincolo probatorio che, ove effettivamente fosse posto per legge, condurrebbe a dubbi non manifestamente infondati di legittimità costituzionale, posto che il diritto alla salute è un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione e che la limitazione della prova della lesione del medesimo deve essere conforme a criteri di ragionevolezza” (così, in motivazione, Cass. Sez. 3, sent. 19 gennaio 2018, n. 1272, Rv. 647581-01; in senso conforme anche Cass. Sez. 6-3, ord. 4 luglio 2018, n. 17444, non massimata).

Ciò posto, la Corte ha così ribadito che “ferma restando la necessità di un rigoroso accertamento medico-legale da compiersi in base a criteri oggettivi, la sussistenza dell’invalidità permanente non possa essere esclusa per il solo fatto che non sia documentata da un referto strumentale per immagini, sulla base di un automatismo che vincoli, sempre e comunque, il riconoscimento dell’invalidità permanente ad una verifica di natura strumentale” (così, in motivazione, Cass. Sez. 6-3., ord. 11 settembre 2018, n. 22066, Rv. 650616-01).

Ai fini del ristoro del danno è dunque richiesto si un “rigoroso accertamento dell’effettiva esistenza delle patologie di modesta entità”, ma senza esigere, però, che “la prova della lesione debba essere fornita esclusivamente con l’accertamento clinico strumentale”.

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