Fallimento del datore di lavoro: Quando il TFR lo paga l’INPS

Fallimento del datore di lavoro: Quando il TFR lo paga l’INPS

Come noto, in caso di fallimento del datore di lavoro, al lavoratore che non ha percepito il trattamento di fine rapporto (T.F.R.) è dato accesso ad uno speciale fondo di garanzia presso l’I.N.P.S..

Recentemente, la Corte di Cassazione Civile, sez. lav. 05.04.2019 n. 9670 ha avuto modo di precisare che “In caso di fallimento del datore di lavoro, il pagamento del trattamento di fine rapporto da parte del fondo di garanzia richiede, secondo la disciplina della L. n. 297 del 1982, art. 2, che il lavoratore assolva all’onere di dimostrare che è stata emessa la sentenza dichiarativa di fallimento e che il suo credito è stato ammesso allo stato passivo, senza che questo requisito possa essere escluso a seguito della dimostrazione, da parte del lavoratore, che la mancata insinuazione nel passivo fallimentare del suo credito è addebitabile alla incolpevole non conoscenza da parte sua dell’apertura della procedura fallimentare, poiché la legge fallimentare contiene una serie di disposizioni che assicurano ai terzi la possibilità di conoscenza in relazione ai diversi atti del procedimento e svolgono, quindi, la funzione di una vera e propria pubblicità dichiarativa”.

Orbene, nel caso di procedura concorsuale, onde potere poi presentare apposita domanda (presentabile tramite gli operatori di settore, ovvero tramite il portale internet dell’I.NP.S.) il lavoratore dovrà obbligatoriamente svolgere apposita domanda di ammissione del proprio credito nella procedura concorsuale e, solo dopo essere stato ammesso, potrà presentare la successiva domanda di intervento al fondo di garanzia.

La stessa domanda, dovrà essere accompagnata dalla necessaria documentazione attestante, oltre all’esistenza del credito maturato, altresì dei documenti relativi alla procedura concorsuale ed alla relativa ammissione.

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